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Rocco D'Ammaro

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... l'inferno esiste solo per chi ne ha paura ...

il blog più o meno aggiornato di un ragazzo pieno di sogni, aspettative e con la valigia sempre pronta.. non vi aspettate chissà che, sono solo alcuni pezzi che scrivo qua e là sulla rete. non trovate i miei fatti personali (se non piccoli ermetici sfoghi)
June 08

Stupro della Bufalotta

 
Roma: violenza continua -  Continua la spirale di violenza nella capitale ed in piena competizione elettorale, Roma ritorna ad interrogarsi sulle difficoltà a sorvegliare un territorio più vicino al Far West piuttosto che a feudo della legalità ed intransigenza, promesso ed agognato durante la precedente campagna elettorale che ha detronizzato il centrosinistra dopo un dominio incontrastato portando al Campidoglio, Alemanno.
Roma come il far West.
E ancora, Roma come la Chicago dei gangster, è così l'attacco dell'opposizione sul tema sicurezza, Pd e Udc in testa, nei confronti del sindaco Alemanno, il giorno dopo lo stupro della Bufalotta e il brutale omicidio a sfondo malavitoso di Acilia.
Due fatti di violenza che nel giro di 48 ore hanno ripiombato la Capitale in un clima di terrore e violenza.

Il sindaco ha replicato alle critiche assicurando interventi sul territorio.
In primo luogo alla Bufalotta, con l'aumento della sorveglianza in luoghi più a rischio e isolati, come i parcheggi, tramite un sistema di telecamere. «Per troppi anni la sinistra ha predicato - ha detto Alemanno – il permissivismo e il buonismo sociale per poter recuperare credibilità con qualche confuso attacco privo di ogni contenuto.

Noi abbiamo messo la sicurezza al primo posto nella nostra agenda politica senza mai promettere di risolvere in pochi mesi tutti i problemi che si sono accumulati per anni a Roma».

Ma intanto i cittadini della Bufalotta parlano di ronde e parole cariche di rabbia arrivano dallo zio della vittima dello stupro
«Mia nipote sta meglio. Reagisce perchè deve farlo – ha detto - Sono molto arrabbiato, negli ultimi anni Roma si è imbastardita - ha aggiunto – per questo avevo fatto la scelta di scappare dalla capitale per vivere fuori».

Per lo zio della vittima «le donne per avere sicurezza sono costrette a chiudersi in casa o andare all'estero».

Ad innescare la polemica ieri mattina Francesco Rutelli «C'è una spirale di violenza a Roma con orribili fatti di sangue – attacca Rutelli - solo nelle ultime 48 ore omicidi, stupri, regolamenti di conti criminali.
Se metto a confronto il silenzio dell'Alemanno di oggi con il rumore assordante e la strumentalizzazione elettorale di un anno fa vedo motivi di riflessione per i cittadini».

E poi la stoccata finale «Stiamo ancora aspettando misure credibili dalla giunta capitolina, soprattutto nelle periferie».

Dopo aver assistito ad un concerto rock. La coppia si dirigeva a piedi verso Via Massaia quando all'altezza del Roma Club in Via Roberto Da Nobili venivano raggiunti da due tizi vestiti di nero che li aggredivano urlandogli 'comunisti di merda, voi e i vostri centri sociali'.
Dopo una serie di percosse uno degli aggrediti riceveva anche una coltellata alla coscia. Una volta conclusa la colluttazione, la coppia aggredita correva al pronto soccorso del Cto dove i medici hanno suturato con 8 punti la ferita del ragazzo e la polizia e la polizia ha interrogato i due giovaniA ruota l'ex prefetto Achille Serra, deputato del Pd «La gravità di certi crimini va affrontata con cautela e sobrietà e non va strumentalizzata».

Il segretario dell'Udc Luciano Ciocchetti attacca «le scelte sbagliate del governo e della Lega» che hanno gettato la città in «questo clima di far West». Il presidente Marrazzo dice che «la violenza non si estirpa con gli annunci e le prove muscolari».
Il Pdl fa quadrato intorno al sindaco. il coordinatore regionale del Pdl Vincenzo Piso dice che «ad un anno dall' insediamento della Giunta Alemanno, sul tema della sicurezza, siamo all'inizio di un percorso che ha iniziato a dare i suoi frutti e alla fine della consiliatura farà vivere i romani in una città più sicura».

Ieri notte, però, verso le due e mezza due ragazzi uscivano dal centro sociale 'La Strada' (Garbatella), la coppia si dirigeva a piedi verso via Massaia quando all'altezza del Roma Club in via Roberto Da Nobili è stata raggiunta da due tizi vestiti di nero che li hanno aggrediti urlando 'comunisti di merda, voi e i vostri centri sociali'.

Dopo una serie di percosse uno degli aggrediti ha ricevuto una coltellata alla coscia ed una volta conclusa l'aggressione la coppia aggredita è andata al pronto soccorso dove i medici hanno suturato con 8 punti la ferita del ragazzo.

Questa è la sicurezza che Alemanno alimenta?
Se sugli stupri non dovrebbe esistere polemica e colore politico, sulle vili aggressioni che da tempo si perpetuano ai danni dei ragazzi di sinistra.
Non si possono definire 'ragazzate' i saluti romani in Campidoglio che festeggiavano la sua nomina a sindaco.

Alemanno cosa risponde?

Rocco D'Ammaro
 
 
June 03

Roma capitale dei rifiuti

 
Roma: coagulo di rifiuti -  Da Centocelle alla Pisana, periferia come girone dei rifiuti -  Il centro è sporco ma la periferia non è da meno
Roma sporcata
Da Centocelle a Boccea passando per il Tiburtino e la Pisana, le strade dei quartieri sono coperte di immondizia. A raggiera, più ci si allontana dal centro e più le strade sono più sporche. Non ci sono solo più pattumiere piene al Tridente, la spazzatura si accumula ovunque, in ogni vicolo, in ogni angolo e su ogni isola verde e su ogni marciapiede.

In viale Palmiro Togliatti, l’isola verde che separa le due carreggiate è una discarica a cielo aperto che dà solo rabbia agli abitanti della zona invece che trovar sollievo tra gli alberi e riposarsi sulle panchine. Il prato è pieno di cartacce, pezzi di giornale, tranci di pizza e birra, sia lattine che bottiglie perché il centro è coperto dall’ordinanza anti-vetro qui in periferia pare che il problema non esista.

Sotto ad ogni panchina si contano minimo dieci bottiglie vuote.Se si pensa che questa sia l’unica zona le impressioni non cambiano.
A Tor de’Schiavi ci sono cartacce e pacchetti di sigarette che invadono addirittura la carreggiata stradale.

Il problema dov’è? Pulizie troppo dilazionate e una produzione di rifiuti troppo alta.
Si parla di differenziata ma a quanto pare i cittadini non son tanto convinti, c’è molta gente che la fa ma quando mi mostrano le campane o i cassonetti, tutti pieni.

Solo una coincidenza?
Le persone che parlano lo fanno con cognizione di causa, «vuole vedere realmente la sporcizia? Si faccia un giro a Tor Bella Monaca».
Il problema? «L’Ama (l’azienda municipalizzata che controlla la gestione e smaltimento rifiuti) ha sbagliato le stime, le zone periferiche hanno visto un aumento di densità ed i vecchi calcoli non sono stati aggiornati. Eppure non serve molto per capirlo: basta aprire gli occhi».

Cambiamo la zona, andando su strade principali come Prenestina e Casilina, cardini dell’assett viario romano, le cose non migliorano.
A Tor Pignattara «la spazzatura non è nei cassonetti ma per strada. I secchi sono stracolpi e così l’immondizia viene abbandonata dove c’è spazio. Ma non ci sono solo i rifiuti domestici, spesso troviamo anche roba vecchia, abbandonata, dai motorini ai letti. Puliscono una volta ogni morte di Papa e così nelle zone verdi: l’erba non viene mai tagliata. Ci credo, le tosaerba rimarrebbero incagliate in tutta quella mondezzza! ».

Tanta rabbia ma anche rassegnazione in queste testimonianze.
Altro lato della città, via della Pisana, qui chi s’incontra parla di come «sia stufo di sentire gli abitanti del centro lamentarsi che vengano a farsi un giro all’ombra del raccordo. La situazione è tragica: sembra che si siano dimenticati anche di noi, qua in fondo, produciamo immondizia. Da quando c’è questo sindaco è ancora peggio. Senza calcolare che quando si degnano di passare lo fanno nelle ore di punta».

D’Ammaro Rocco
 
 
January 23

Politica e semplificazione

 
Maestra unica e social card, al di là dei contingenti propositi di risparmio, sono l’ennesima riprova di una fortunosa politica governativa con altrettanto profonde intenzioni strategiche. L’intenzione è l’esemplificazione.

La parola chiave per anni è stata «complessità» a costo di far discendere da complesse analisi e complessi ragionamenti a cui susseguivano sbocchi politici oscuri e paralizzanti, difficilmente comprensibili all’uomo della strada così l’estrema esemplificazione della destra è vincente.

Nella contrapposizione a settembre tra Gelmini e studenti si è avvertito uno strappo netto ma meno udibile di urla o visibile di slogan, alla base c’è una differenza pragmatica tra pedagogia e didattica tra i due schieramenti, non tanto e non solo per il tentativo di sostituire alla semplificazione autoritaria orientamenti più aperti, con rischio di permissivismo ‘settantottino’.

Considerate, da sempre, di sinistra perché complicano l’atteggiamento educativo, aggiungendo scrupoli culturali ed esitazioni psicologiche avvinghiandosi all’odiata materia della correttezza politica, esprimono l’idea di una società iper-garantita.
Il pensiero della Gelmini, dapprima, della social card poi e dell’iper ottimismo adesso sono pensate geniali.
L’idea-forza, quella che arriva ad una pubblica opinione sempre più tentata da modi bruschi, però semplificatori, è che gli arzigogoli ‘pedagogici’, per giunta zavorrati da pretese sindacali, siano un lusso che la società non può permettersi. Il vero ‘taglio’, a ben vedere, non è quello di un personale docente comunque candidato – una volta liquidati piloti, fannulloni, sindacalisti, pessimisti od altri – al ruolo di ennesimo capro espiatorio.

La nostalgia (molto diffusa) della maestra unica è la nostalgia di un’età dell’oro (irreale ma seducente) nella quale la nefasta ‘complessità’ non era ancora stata sdoganata da intellettuali e cercatori a vario titolo del pelo nell’uovo. Una società nella quale il principio autoritario era molto aiutato da una percezione dell’ordine di facile applicazione, nella quale operaio è operaio, dottore è dottore e somaro è somaro.

Una società figlia di un principio d’autoritarismo che non prevedeva don Milani, non Basaglia e non certamente il Sessantonto e quindi nella ricostruzione ideologica che si fa di quell’epoca, è caduta vittima d’agguato la componente «comunista». In questo quadro, semplice ed efficace, la cultura e la politica a qualunque titolo, non sono visti come interpreti di conflitti bensì come provocatori degli stessi. Se esistesse la pedagogia «permissiva» esiste, non è perché inadeguata è la vecchia didattica, ma perché lo stesso problema è stato «creato» dal ceto intellettuale e politico orientato, malevolmente, alla distruzione della buona vecchia scuola di una volta.

Per la destra popolare e per il vasto ed agguerrito blocco sociale che esprime, la complicazione è un vizietto «borghese» (da professori, da intellettualoidi, beninteso da radical-chic e poco conta che il personale scolastico sia tra i più proletarizzati d’Italia) che non possiamo più permetterci ed al quale abbiamo fatto malissimo a cedere. Non solo la pedagogia però anche la psicologia, la sociologia, la psichiatria nella vulgata oggi egemone, non rappresentano più uno strumento di analisi della realtà quanto la volontà di disturbo di manipolatori, di rematori contro, di aizzatori di fuochi sociali che una bella secchiata d’acqua come quella che la maestra unica può finalmente spegnere.

Il trionfo del pensiero sbrigativo, per meglio affermarsi, necessita di un disprezzo uguale e contrario al pensiero complicato, per la massa indistinta di filosofismi e sociologismi di cui i nuovi italiani si devono liberare e di cui non si sentono più disponibili ad esserne vittime. Basta con il barboso latino di politici ed intellettuali libreschi, barbogi che usano la cultura (e il ricatto della complessità) come un sonnifero per tenere a freno le fresche energie «popolari» di chi ne ha le scatole piene dei dubbi, delle esitazioni, delle lagne sociali su immigrati e zingari, sui bambini in difficoltà, su chiunque attardi ed appesantisca il quotidiano disbrigo delle dure faccende quotidiane. Già troppo dure in sé per potersi permettere i «ghirigori » della sinistra sull’accoglienza o il tempo pieno o i diritti gay od altre fesserie.

La sinistra, d’altro canto, ha tanto da riflettere, formazione culturale ed esistenziale del personale umano a cui si somma il culto quasi sacrale della complessità del mondo e della società con la cultura eletta a strumento insostituibile di comprensione anche a rischio di complicare la complicazione.
La posta in gioco per l’attuale opposizione è alta, il destino della sua cultura, degli strumenti critici che rischiano di diventare insopportabili impicci. Se la destra seguiterà a vincere, a parte il marketing non si vede quale delle discipline sociali possano trovare prestigio perché, ad esempio, è decisamente più semplice credere che il mondo sia stato creato da Dio anni orsono piuttosto che studiare fossili e l’evoluzione della specie.

Ad osmosi, più rassicurante, convincente e consolante pensare che le buone maestre di una volta con l’ausilio del cinque in condotta e di una mitraglia di bocciature, possano mantenere l’ordine ed «educare» i bambini ipercinetici, e/o consumatori bulimici, che la televisione crea e che la propaganda di destra ora lascia intendere di poter distruggere perché è meglio aver consumatori docili piuttosto che cittadini irrequieti. E’ meglio avere certezze che problemi.

Più semplice pensare che il mondo sia easy, alzare palizzate sarebbe controproducente per cui bisogna saper sopravvivere con qualche dignità all’Era della Semplificazione, limitandone il più possibile i danni se non per noi ragazzi perlomeno verso chi magari ci susseguirà.

Rocco D’Ammaro
December 29

Roma: mendicanti per professione

 
In occasione delle ricorrenze natalizie si ripete il triste fenomeno

Vere e proprie bande provenienti dalla Romania, venuti a Roma per le feste natalizie.

Per molti di loro si tratta di un ritorno tra le strade della capitale, stesse facce viste durante le vacanze pasquali. Si tratta di bande professionali che arrivano alla stazione Tiburtina con pullman e si sistemano in alloggi di fortuna, con alcuni che si fermano in zone dell'Antica Roma.
L'obiettivo è quello di ridurre al minimo i costi tanto da conoscere perfettamente luoghi dove pernottare, mangiare e vivere quando non lavorano. L'abilità è però soprattutto nella capacità d'impietosire difatti conoscono smorfie, gesti, mimica e look per far breccia nel cuore degli automobilisti: scalzi nonostante le temperature glaciali, capelli sciolti sulle spalle, sporchi, seminudi (o meglio coperti da lunghi e logori cappotti di lana) nonostante vengano regalati spesso abiti e scarpe usate.

In un giorno intero all'angolo tra Circo Massimo e Terme di Caracalla, c'è una sola ragazza con lunghi capelli rossi che aspetta sommessa il rosso del semaforo giungendo dalla Colombo.
Non è l'unica, girando per il centro si contano circa una ventina di persone provengono tutte dal distretto Severin, situato nella parte sud-occidentale della Romania, «chiedono l’elemosina ai semafori, scalzi con il solito cappotto e – spiega Giorgio Prosposito della cooperativa San Severo – la sera alcuni vanno a dormire nella torre del Circo Massimo, materassi e giacigli tra reperti archeologici.
Quando sono stati fotosegnalati e sgomberati, l’indomani mattina sono ripartiti per la Romania ma adesso sono ritornati».
Non si vedono minorenni e si presume non ci sia un racket ma a chiedere l’elemosina sono persone consenzienti, probabilmente famiglie intere con ruoli predefiniti, i più giovani ai semafori mentre persone adulte in posti strategici a fungere da vedetta a cui si danno i soldi e che procurano, inoltre, il cibo.

«Si snodano lungo la dorsale di via Colombo e i primi sono ai semafori verso le nove della mattina, alcuni si fingono gobbi, altri zoppi – ribadisce Proposito – ma sono solo ottimi imprenditori di se stessi che vengono e sfruttano la pietà della gente che durante le feste è ben più alta».
I loro sguardi sofferenti si fermano alle 13 quando si incontrano nel verde tra la Fao e Circo massimo, una persona anziana prende i soldi di tutti, mangiano una mela ciascuno. Ogni tanto qualcuno si alza e và dietro le cabine del telefono, aprono il cappotto e fanno i propri bisogni alla luce del sole con la gente che passeggia a due metri.
Quando manca una manciata di minuti alle 14, ritornano ai semafori e lo sguardo di sofferenza si riappropria del viso, tristi e dal passo trascinato. Non si fermano mai, nemmeno quando la paura esondazione del Tevere aveva fatto tremare i romani.
Tutti hanno le scarpe, dalla ragazza del Circo Massimo al ragazzo tra il Palalottomatica e piazza Marconi, il giovane a Porta Ardeatina e la ragazza a via San Gregorio, sono nascoste e quando il sole s’eclissa, verso le 17, le recuperano, indossano e vanno verso la signora anziana che raccoglie nuovamente l’incasso.

Molti automobilisti, dopo averli visti, per giorni vestiti allo stesso modo, consegnano del vestiario usato ma a loro non interessa. Nella sala operativa del Campidoglio ci forniscono alcuni nomi «Ilie, Florentina, Unguriano. Li abbiamo fermati ed abbiamo chiesto se son sfruttati, se hanno bisogno d’aiuto per ritornare in Romania o se hanno necessità di un alloggio. Rifiutano tutto. Un mese passato così a Roma permette di affrontarne molti in Romania. Ogni giorno guadagnano mediamente 50 euro ma c’è chi riesce anche a fare il doppio». Prosposito ci assicura di aver segnalato «la loro presenza al Nucleo Assistenza Emarginati del primo gruppo ma non possono fare nulla».

Dare giudizi non è la sede adatta e sarebbe interessante capire il perché una situazione del genere acclamata ed alla luce del sole continui ad essere sottaciuta dalle istituzioni romane. Alemanno aveva annunciato un provvedimento antiaccattonaggio per il settembre 2009 ma durante l’estate erano giunte le proteste del volontariato cattolico con il richiamo alla solidarietà. In effetti, colpire il racket e sfruttamento dei minorenni e deboli sarebbe più equo. In ogni caso, legislativamente è difficile colpire questo tipo di attività.

D'Ammaro Rocco
December 27

L'occasione mancata della Basilicata

 
Petrolio, anni di promesse non mantenute verso una popolazione paziente e morigerata

Un'intera regione in scacco che ha perso il treno giusto per arrivare all'agognato sviluppo, sembrano ancor troppo vicini di Carlo Levi. 

I racconti degli abitanti di Corleto Perticara sono tanti e partono dal 1994 quando gli operai della Lesmo cominciarono a trivellare il terreno rendendolo una brughiera, da queste parti ci sono leggende che riportano di agnelli che dopo aver mangiato dell'erba accanto ad una pozza di fango s'accasciavano a terra con il fegato spappolato ma ad essere colpiti non sono solo loro. 

Ci sono casi di tumore cresciuti in maniera esponenziale come quella dei giovani che son passati a percentuali d'alta incidenza, l'emigrazione in toto che riprende e tanta rassegnazione, sono scene, umori e sensazioni già vissute illo tempore. 

La rabbia confluisce sulla storia degli espropri, da queste parti, nel 2007 molti agricoltori sono stati invitati a «vendere la propria terra a cinque euro al metro quadro», questo proverebbe per il pm Wood il reato di concussione. 
Accanto a questi inviti degli uomini della Total c'è quello meno velato di un futuro in cui il Comune potrebbe espropriare le terre e pagarne la metà. Inizialmente, i contadini hanno cercato di resistere pensando che i terreni industriali si sarebbero dovuti vendere come edificabili e contando su come le autorità territoriali come i comuni debbano salvaguardare interessi nazionali e non quelli delle multinazionali. 

Pochi giorni dopo la 'generosa offerta' della Total, arrivò dal municipio di Corleto la famigerata lettera in cui si parlava dell'esproprio con prezzo fissato a 2,5 euro a metro quadro, l'esatta metà di quello offerto dalla Total. 
I due proprietari, Antonio De Lorenzo e Donata Lombardi, denunciarono al pubblico ministero di Potenza quello che parve essere un ricatto e da allora partirono le inchieste per cui l'assunto fosse di un accordo tra il funzionario del Comune compiacente e la Total per schiacciare i diritti delle famiglie. 
Sempre secondo i pm, oltre la mega-gara di 35 milioni di euro per il 'centro oli' di Tempa Rossa vinta dalla compagnia francese ci sarebbero stati cambi per truccare le gare per trattamento e fornitura dei fanghi di perforazione (attività delicatissima dal punto di vista ambientale). 

Da questo punto di vista, l'intercettazione ambientale del 20 dicembre 2007 negli uffici potentini della Total, nello specifico l'amministratore delegato Lionel Levha afferma: «Quando si arriva a far vincere Ferrara, è vinta». 
Secondo Wood, dopo aver fatto vincere Francesco Ferrara, imprenditore ed amico dei politici lucani, ci sarebbe potuta essere nuova linfa per gli affari francesi. 

Tra le strade del capoluogo lucano, il giorno dopo lo stralcio d'intercettazione riportata, nei stretti vicoli di via Pretoria si incontrano il senatore del Pd, Salvatore Margiotta, e Ferrara ed è proprio questo il momento in cui i due si dicono «a lavoro assegnato definitivamente ti – il secondo dice al primo - darò 200 mila euro». 
Sempre nelle intercettazioni si presuppone che l'appalto abbia il veto del governatore della regione, Vito De Filippo, che sente odor di bruciato: «eravamo sulla linea di partenza all'inizio poi c'è stata un'inversione perchè hanno avuto paura. Ritenevano che noi eravamo intercettati. Pare che il presidente si sia espresso così, sarebbe opportuno che non vincessero. Ed io, saputa questa notizia sono andato a correre ai ripari». Per fare ciò Ferrara dapprima, per chiudere le pendenze, offre alla Total il contratto per la fornitura del carburante, «sui camion ci metto il cartello: uso carburante Total, sono 15 milioni». 
Poi, incontra Margiotta verso le 16.30 del 16 dicembre 2007, in cui parlottano e dove c'è la famigerata promessa di 200 mila euro. 

Per Margiotta, Woodcock ha richiesto i domiciliari mentre per la compagnia francese ha richiesto l'interdizione da ogni attività e se il pm approvasse la Total potrebbe sospendere il proprio lavoro nel nostro paese. 

Rocco D'Ammaro
 

ShinyShat

Laurea  
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